Oltre Lo Sguardo – Simboli e Metafore Contemporanee

11-20

NOVEMBRE

2017

“Simbolo” è il termine greco che deriva da σύμ (insieme) e βάλλω (getto), letteralmente significa mettere insieme, unire; l’unità tra idea e rappresentazione, che è il significato profondo della parola simbolo, si coglie già nell’etimologia stessa. Come corrente artistica, il simbolismo si diffuse alla fine dell’ottocento e l’arte, in questo movimento, era concepita come espressione concreta e analogica dell’Idea, momento di incontro e di fusione di elementi della percezione sensoriale e spirituale.  “Oltre lo sguardo” è un invito a varcare la soglia, andare oltre (lo sguardo, appunto) e vedere attraverso le opere qualcos’altro, coglierne l’essenza e il messaggio di cui esse sono portartici. Sono simboli e metafore contemporanee, espressioni artistiche diverse che non fanno tanto riferimento alla realtà oggettiva, quanto piuttosto all’idea; in essi l’immagine non significa solo ciò che rappresenta ma suggerisce significati altri, da scoprire e interpretare. Gli artisti ricorrono al mito e all’immaginazione, alla sacralità religiosa, alle vicende personali, esprimono speranze e sentimenti; raccontano il viaggio della coscienza e l’attualità in maniera surreale e metafisica: per ogni artista l’opera ha un messaggio da comunicare per sé stesso e per chi guarda, vuole significare qualcosa e non è mai semplice rappresentazione oggettiva.

Speranza di DiDiF, si caratterizza per le ali bianche che sembrano spiccare il volo per immergersi in un blu simbolo dell’infinito; esse, luminose e brillanti rappresentano la ricchezza dei sentimenti umani. Sono quelle ali che permetterebbero di uscire dalla “selva oscura” (Nel mezzo del cammin di nostra vita) di Bruna Rapetti. L’artista, appartenente al gruppo del sensorialismo materico usa la tela, il colore, la materia, in una dimensione più ampia, che va al di là dei confini fisici della semplice percezione visiva. Lo spettatore sembra perdersi nell’oscurità della selva, metafora della corruzione dell’uomo, dalla quale tuttavia è possibile e auspicabile uscire: una labile luce pervade e anima il dipinto, “la via non è totalmente perduta”.

Navigando di Marina Parentela, attraverso forti colori e forme circolari che si intrecciano tra di loro, evoca il viaggio in cui lo “sguardo vaga nell’infinito mare della conoscenza”.  È il viaggio della coscienza, dell’io, un viaggio introspettivo reso tramite il movimento continuo e incessante delle onde alla base che riproducono i moti interiori.

In Ovest totem est di Alessandro Piccinini, in un’atmosfera surreale due diverse realtà sono rappresentate insieme, l’ovest e l’est, unite al centro da un totem che al suo interno presenta e custodisce una figura pseudo-umana, quasi un albero salvifico che diventa perno centrale di unità.

I colori sono surreali e le forme sinuose, tutto sembra rimandare ad un immaginario fantastico che tuttavia fa riferimento al mondo attuale.

Dalle atmosfere surrealiste a quelle più metafisiche di Francesco Filincieri, il cui The mechanic dogs è una sovrapposizione e accostamento di figure stilizzate e piatte, i colori sono forti e contrastanti. Non vi è alcuna ricerca di personalizzazione, sono sagome che vogliono essere simbolo: il cane è la fedeltà, la fanciulla è la musa e infine la testa d’uomo è l’idea. La composizione semplice nel suo insieme è espressione della ricerca dell’essenzialità della natura e delle cose nel “mondo presente”.

Un clima metafisico e sospeso si ritrova anche in Oltre l’ostacolo, in cui i rami, seppur di un albero spoglio riescono a oltrepassare il muro divisorio e il volto di un uomo, semplicemente delineato, simbolo dell’umanità stessa che guarda al di là di esso, vedendo il proprio profilo; non ha espressione è una figura stilizzata e anonima a rappresentare tutti o forse nessuno.

Ad un clima completamente diverso fa riferimento il simbolismo di Eugenia Tabellione; l’artista racconta il mito di Flora, i cui capelli (un collage di rami dai fiori rosati) sono scombinati dal vento Zefiro innamoratosi di lei; un senso di serenità pervade tutto il dipinto, i cui colori tenui e leggeri, la pennellata fluida e lo sguardo quasi sognante della ninfa, fanno sì che si respiri aria di primavera.

Dal mito pagano alla sacralità religiosa.

In Iuxta crucem lacrimosa di Sergio Giuseppe Gandini, lo sfondo dorato rimanda alle antiche icone religiose, cosicché la croce rimane sospesa fuori dal tempo in un’atmosfera irreale. Il manto celeste alla base dà l’dea di essere stato abbandonato o meglio “svuotato” della presenza umana; eppure essa è presente. Le ondulazioni che muovono il manto sembrano quasi spasmi di dolore e contrastano invece con la rigidità (simbolo di morte) della croce, piatta e immobile che divide geometricamente il dipinto. L’assenza totale delle figure è spaesante, eppure esse sono simbolicamente percepite, sentite.

Ovunque proteggi, ritratto di una madre di Sara Chiaranzelli è la dolce rappresentazione della maternità moderna come metafora dell’amore divino. Una madonna laica e religiosa allo stesso tempo, sono presenti tutti i riferimenti alla cromia sacra: il manto azzurro all’esterno e rosso all’interno, la foglia d’oro sullo sfondo. Il panneggio del bimbo è uno sfavillio di colori, a simboleggiare le diverse funzioni liturgiche e nella composizione prende forma il triangolo, rimando alla Santissima Trinità. Il bimbo dà le spalle allo spettatore e il suo viso si appoggia dolcemente sul petto della madre in un abbraccio naturale e intimo.

Il tema della maternità è centrale anche in Kaitag, di Laura Zilocchi: apparentemente un’opera astratta, essa è in realtà la rappresentazione di un antico tappeto caucasico, dal forte valore simbolico. Esso è un compagno di vita, che accompagna ogni donna dal matrimonio alla nascita del figlio e infine alla morte, come metafora di protezione. In quest’opera si scava nelle radici culturali di un popolo in particolare, le donne del Caucaso, ma è un concetto che potrebbe essere esteso ad ogni donna.

Il simbolismo di Mimmo Emanuele non può che essere legato alla sua città: I colori della speranza avvolgono il numero 309, in ricordo delle vittime del terremoto come una nuova primavera, non a caso i fiori sono le margherite: è la speranza di una rinascita, una nuova vita. Il numero emerge dal turbinio colorato e accanto, la scritta Non abbiate paura, è un ulteriore invito alla vita e al coraggio.

Infine, dalle sue stesse ceneri rinasce la Fenice alata di Liala Polato. La scultura nelle sue forme astratte è una proiezione della lotta dell’uomo per la liberazione del sé dalla sua ombra. La fenice cerca di emergere dallo stato fangoso e può farlo solo attraverso le sue ali, è ancorata alla base ma aspira a volare. Si avverte lo sforzo della lotta, eppure l’intreccio delle due forme centrali è elegante, quasi una danza, che ben rappresenta l’aspirazione al volo. Si può essere ombra e rimanere attaccati alla terra e alle ceneri, oppure si può scegliere di divenire ali di sé stessi.

                  Sara Cavallo

 

Opere in mostra

 

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