L’Aquila in 10x

“10 x”.
Aggiungi uno zero e tutto cambia.
Un numero diventa molto più grande, un peso da sostenibile a insostenibile, un dettaglio da invisibile a visibile.
E’ quello che accade quando si utilizza un microscopio o un obiettivo fotografico: la messa a fuoco è totalmente diversa, ci si concentra su particolari che a occhio nudo sarebbero insignificanti e che, invece, con un 10 x diventano l’oggetto su cui concentrarsi, che svela nuovi mondi.
Non a caso 10. 10 anni in cui i dettagli sono diventati importanti, in cui abbiamo imparato a riconoscerli e a soffermarci su di essi, noi che prima non ci facevamo caso; ora, dopo 10 anni, ci ritroviamo a scoprire e cogliere la bellezza o il senso di particolari che, ad un primo sguardo, sembrerebbero insignificanti.
Particolari che acquisiscono un duplice valore se osservati da “stranieri”, ovvero dagli occhi (anzi, obiettivi fotografici) di Luca Tentorio e Gianluca Brezzi, fotografi romani che hanno trasformato i dettagli in immagini concettuali (Luca) ed astratte (Gianluca).
Un ingrandimento che è stato pensato come se fosse un x 10, perché questo numero assume un forte valore simbolico. E’ uno zoom, uno studio attento, un cambio di prospettiva.
Così “Terremoto. 6 aprile 2009”, un quadrato rosso sul buio di un fondo nero, ricorda quella notte in cui il cielo stellato è stato trafitto dalla distruzione: in realtà, la foto si focalizza sul dettaglio di un nastro adesivo utilizzato per fissare i vetri delle nuove finestre, contornato da granelli di polvere (che sembrano invece polvere di stelle).
“Tormento”, a prima vista sembra immortalare una parete macchiata: è una tavolozza grigia, una superficie apparentemente piatta, senza materia, in cui però l’osservatore attento può cogliere la sagoma di un corpo riverso a terra, urlante.
“Anno Zero” non è un muro che deve essere intonacato, ma nella sua astrazione attraverso l’uso della luce progressiva diventa un messaggio di ripartenza; ad esso fa da contrappunto, sulla parete opposta “Luce. Resurrezione” in cui c’è una piccola (grande, grazie al 10 x) fessura che per quanto stretta permette nuovamente di respirare, sperare.
Il percorso parallelo dei due fotografi si fa sempre più chiaro e solare, il buio ed il grigio diventano un’esplosione di colore. Ecco dunque che “Cicatrice” è una crepa sottile, due lembi di intonaco nuovamente riuniti tra loro: è lì, indelebile, è il segno di qualcosa che rimane a perpetua memoria, ma significa anche che non tutto è andato perduto. Si può ricucire ed andare avanti, forse con più difficoltà, con più attenzione perché ciò che si è rotto è più fragile, ma
anche con una maggiore consapevolezza del passato.
A “Cicatrice” fa da specchio “Radici”, quelle radici a cui ognuno di noi si sente legato che, come le cicatrici, inevitabilmente fanno parte del nostro essere: le radici le porti sempre con te, sono la metafora di una base, qualcosa di solido a cui appoggiarsi nei momenti del bisogno per poter riemergere. Mentre “Risvegli.19” e “Monte Corvo” giocano sui profili: il 10 x permette di andare oltre quelli che, passeggiando tra le vie, sembrerebbero soltanto toni diversi di pittura contrastanti tra loro, quasi un lavoro ancora da finire e definire. La mente immagina profili di palazzi dai toni chiari, illuminati da una tenue luce e montagne: luoghi cari e familiari qui a L’Aquila, metafora di casa.
Infine, a chiudere il percorso “Memoria” e “Attesa”. Entrambe simbolicamente immagini della città: “Memoria” è la Madonna di San Bernardino, l’unica foto della serie di Luca a non essere concettuale, il cui soggetto è velatamente riconoscibile: essa è, come L’Aquila, un’opera d’arte racchiusa tra impalcature che la proteggono e, allo stesso tempo, la rendono prigioniera. Qualcosa di sacro che rimane tuttavia velatamente nascosto, che lascia solo percepire la sua potenziale bellezza. Così “Attesa”, un portone di legno ancora “incellophanato” per i lavori del cantiere: le grinze e le pieghe della plastica, come la rete che vela la Madonna, nascondono solo in parte un magnifico portone in “Attesa” di essere finalmente aperto.
“Memoria” del passato e “Attesa” del futuro.
L’Aquila.


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