ALL YOU NEED IS L.O.V.E.


L.O.V.E. dedicata «soprattutto all’immaginazione, all’immaginazione di tutti quanti, di quelli che ce l’hanno»

Maurizio Cattelan


L.O.V.E. Maurizio Cattelan, 2010, Piazza degli Affari.

24 settembre 2010, Piazza degli Affari, Milano.

Siamo in una fase di piena recessione; la protesta contro il mondo della finanza è ai suoi massimi storici.

Maurizio Cattelan, l’artista più irriverente e tra i più quotati della scena contemporanea italiana inaugura una nuova opera davanti a Palazzo Mezzanotte, il Palazzo della Borsa. La scultura doveva essere ospitata nella piazza per un tempo limitato, ma al momento della donazione di Cattelan al Comune di Milano è stato richiesto che Piazza degli Affari divenisse la sua sede permanente. L’opera in marmo di Carrara alta 4,60 metri su un basamento di altri 6,40 metri, venne commissionata dall’allora Sindaco di Milano, Letizia Moratti.

L.O.V.E. (Libertà, Odio, Vendetta, Eternità) è il nome dato alla scultura, che rappresenta un saluto romano privato di tutte le dita eccetto una: il dito medio. 

Viene collocata in un luogo caratterizzato da costruzioni del ventennio Fascista, come lo stesso Palazzo Mezzanotte. L’opera, dunque, diventa una critica a doppio senso nei confronti dell’edificio a cui è anteposta, simbolo del ventennio Fascista e della Finanza. Siamo davanti ad una trasformazione o un’evoluzione: l’imposizione del ventennio si è fatta Finanza e Cattelan, con una sola opera, rappresentante un gesto da tutti comprensibile, denuncia tale trasformazione. 

Come è posizionata, però, l’opera rispetto al Palazzo della Borsa?

Il palmo è rivolto verso Palazzo Mezzanotte, mentre il dorso è rivolto verso la città: la scultura sembra quasi una naturale estensione dell’edificio antistante. Se fosse il palazzo a destinare il gesto al resto del mondo? Se fosse la Finanza ad alzare il dito medio verso la società, ricordandole costantemente quanto è subordinata alla propria volontà? 

E’ così che tutte le interpretazioni, quasi univoche, che vedevano l’opera come un gesto beffardo nei confronti del mondo finanziario, vengono minate da considerazioni totalmente opposte. Il fascino delle opere di Maurizio Cattelan, però, è proprio questo: a un primo sguardo le critiche espresse attraverso i suoi lavori appaiono ovvie e violente, ma proprio perché il linguaggio usato dall’artista è per tutti comprensibile, ogni opera si può interpretare in modo personale e diverso:

“Non so disegnare. Non so dipingere. Per me l’arte è vuota. Sono gli spettatori a fare il lavoro degli artisti.”

Maurizio Cattelan

 Maurizio Cattelan, ovviamente, non si è mai espresso circa queste interpretazioni; si è espresso soltanto per dire che l’opera è dedicata «soprattutto all’immaginazione, all’immaginazione di tutti quanti, di quelli che ce l’hanno». Parole che di certo non aiutano, ma rendono tutto ancora più caotico.

L’effetto sullo spettatore è sempre quello di meraviglia, di spaesamento e di sorpresa, quasi le sue opere fossero delle candid camera che fondono insieme vita e arte, realtà e fantasia.

In tanti hanno provato a dare un’interpretazione univoca alle provocazioni di Cattelan, tuttavia, osservando una sua opera, bisogna sempre ricordare e tener presente che il bello del lavoro dell’artista è il voler creare domande e non fornire risposte. 


Laura Muselli

Flavia Angelini