SENTO IL CUORE A MIMMO… SI, MA JODICE!


Non è forse vero che l’Attesa del piacere è essa stessa il piacere?


Attesa, opera 35, Mimmo Jodice,

Napoletano di nascita e per scelta, non avendo mai abbandonato la sua città, Mimmo Jodice nasce nel 1934 e cresce nel rione Sanità. Si dedica alla fotografia dagli anni Sessanta e si dimostra attento a stimoli e sperimentazioni.

Nel 1960 dà alla luce il progetto fotografico Attesa.

Cos’è l’attesa? L’atto di attendere, ma anche il tempo che si attende o lo stato d’animo di chi deve attendere, quindi l’ansia che si prova nell’attesa di un evento che dovrà verificarsi. L’attesa è un tempo indefinito che si pone al di là delle abitudinarie coordinate spazio-temporali, è quel momento in cui il tempo sembra fermarsi, in cui si cerca di dominare lo spazio che si ha intorno.

L’Opera 35 della serie è in bianco e nero, come tutte le opere dell’autore; egli stesso dichiara di non apprezzare la qualità descrittiva del colore perché vicino alla quotidianità dalla quale le sue opere sono lontane, mentre il bianco e nero, essendo privato della dimensione reale, aiuta lo spettatore ad andare oltre la fisicità dello scatto.

Sarà la regola dei terzi, sarà perché vuota, ma è la sedia la prima cosa che cattura lo sguardo, un oggetto comune decontestualizzato e posizionato davanti all’immenso. 

Chi sta attendendo quel posto vuoto? E verso cosa vuole indirizzare lo sguardo di chi avrà il coraggio di sedersi e confrontarsi con l’infinito del mare e del cielo che sembrano quasi fondersi?

Per arrivare all’immensità, però, bisogna prima superare un “ostacolo”, una barriera oltre la quale fare il grande salto. La prospettiva e le geometrie di questa barriera sono ben definite, grazie al sapiente uso della luce per cui il fotografo è famoso e grazie anche alla sua capacità di creare forti contrasti in camera oscura tra un bianco brillante e un nero profondo.  Che sia un limite tra il finito e l’infinito?

Lo scatto sembra quasi diviso orizzontalmente in due metà fra loro contrapposte. La parte inferiore è statica e la sedia vuota suggerisce l’idea di attesa; nella parte superiore si può quasi percepire, invece, un accenno di movimento grazie alle linee create dalle nuvole che convergono in un punto lontano dall’ipotetico osservatore. Che voglia suggerire in quale direzione guardare per l’evento che si attende?

Cosa avrà voluto comunicarci Jodice scegliendo di scattare questa fotografia? Sì, scegliendo, perché lui è un artista che osserva, che è in continua ricerca, perché “Le foto si cercano, non si trovano per caso” e poi si inquadra ciò che si è scelto e si inizia a lavorare di sottrazione, per imprimere sulla carta solo l’essenziale, quell’essenziale denso di significati.

Avrà forse voluto ricordarci il significato della quiete, della stasi, in un mondo che va troppo di corsa? La bellezza dei dettagli quando nessuno di noi ha più il tempo di prestare attenzione alle piccole cose? Avrà forse voluto farci riscoprire le sensazioni che scaturiscono da una situazione di attesa per un evento, in un’epoca in cui siamo abituati ad avere tutto e subito? L’ansia, la trepidazione, l’emozione, la gioia che possono scaturire dopo una lunga attesa?

L’unica cosa certa è che davanti a questo scatto ci troviamo catapultati in una dimensione dove tutto è ovattato, dove la frenesia non esiste più, e dove siamo padroni di godere di ogni sensazione, di ogni emozione.

 


Flavia Angelini

Laura Muselli