“THE WALL, WRAPPED ROMAN WALL“


Ma veramente anche questa è arte??


The wall, wrapped roman wall, Christo, 1974, Porta Pinciana, Roma

Stupore, meraviglia e incredulità. Ecco cosa provarono tutti i cittadini di Roma che nel gennaio del 1974 si trovavano a passare davanti Porta Pinciana impacchettata dal celebre artista di Land Art Christo sotto la supervisione della sua compagna di vita Jeanne-Claude. Con 7mila metri di tela seal ignifuga bianca e 2000 metri di corda arancione, e con l’aiuto di quaranta operai edili, Christo Yavachev (Gabrovo, 13 giugno 1935 – New York, 31 maggio 2020) fece della famosa porta romana un’istallazione pionieristica e d’avanguardia nell’ambito della mostra Contemporanea per gli Incontri Internazionali d’Arte (30/11/73 – 28/02/74), a cura di Achille Bonito Oliva, all’epoca 35enne, che si svolse nel garage sotterraneo di Villa Borghese progettato da Luigi Moretti. Il progetto fu coordinato da Guido Le Noci, amico di lunga data dell’artista e proprietario della Galleria Apollinaire che aveva ospitato nel 1963 due personali di Christo e finanziato con la vendita degli studi preparatori di Christo. L’opera rimase in mostra per quaranta giorni e fu accolta con entusiasmo da quasi tutti i cittadini – tralasciando un vandalo che nella notte, tentò di dare fuoco ad uno dei teloni.

“Impacchettare Porta Pinciana per Christo - racconta oggi Bonito Oliva - ha significato proteggerla con la forza generatrice dell'arte, poiché il pubblico, grazie all'artista, è stato stimolato e massaggiato, d'altronde in una città come Roma così piena di capolavori antichi era doveroso bucare la disattenzione collettiva per evidenziare un'architettura straordinaria, capace di resistere al tempo"

È questo un chiaro esempio di come l’arte del presente si può relazionare con lo spazio antico, con l’architettura e l’arte del passato: la freschezza tipica del nuovo permette a tutti di leggere con più attenzione e curiosità lo spazio che ci circonda. Fin troppo spesso il rapporto tra l’arte antica e quella contemporanea viene visto a senso unico: nell’immaginario collettivo è l’arte antica che fornisce elementi e “lezioni di vita” a quella contemporanea, quasi fosse una maestra di scuola intenta ad insegnare ai giovani alunni. 

In realtà non è sempre così, la produzione artistica del presente è piena di significato, il pensiero che si cela dietro l’opera ha da tempo preso il sopravvento sull’estetica dell’opera stessa, queste opere, le più forti e significative, sono capaci di guidare la nostra attenzione, la nostra comprensione e la nostra lettura del passato, e “The wall, wrapped roman wall” ne diventa un chiaro esempio.

Christo Vladimirov Yavachev viene ricordato nel mondo dell’arte soprattutto per i suoi impacchettamenti: iniziò avvolgendo piccoli oggetti d’uso comune come lattine, bottiglie, sedie, automobili, per arrivare a impacchettare persone e poi veri e propri monumenti come Porta Pinciana.

“Impacchettare” significa celare alla vista, nascondere e rendere misteriosamente interessanti oggetti che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi, cambiare, anche se per poco tempo, il loro aspetto esteriore. È in questo modo che l’artista cattura la nostra attenzione e rende più evidente il mistero che avvolge l’oggetto nella civiltà: è nel momento del cambiamento che consideriamo realmente un oggetto, che lo intuiamo nella sua essenza e molto spesso lo rimpiangiamo. Quando non solo gli oggetti ma tutto ciò che ci è dato osservare, comprese le opere d’arte e i paesaggi, rimangono per troppo tempo uguali a se stessi, quando li abbiamo sempre sotto gli occhi, finiamo per assuefarci alla loro presenza e al loro aspetto, quasi non li consideriamo più; diventano invisibili ai nostri occhi, ma nel momento in cui subiscono un cambiamento ci accorgiamo nuovamente di loro nel bene e nel male. Spesso li rivorremmo come erano in passato, altre volte apprezziamo il cambiamento e torniamo ad amarli. Il contrasto è l’elemento fondamentale delle opere, i teli sintetici che vengono utilizzati permettono di ottenere un forte contrasto tra luce ed ombra che risulta impossibile da non notare e che rende l’opera unica, irripetibile nel suo essere enigmatica.

È questa la forza della Land Art, forma d’arte contemporanea, sorta intorno al 1967 negli Stati Uniti e caratterizzata dall’abbandono dei mezzi artistici tradizionali per un intervento diretto dell’operatore nella natura e sulla natura. Le opere di Land Art hanno un carattere effimero e la loro memoria è affidata alla documentazione fotografica e video, a progetti, schizzi ecc. Gli artisti che hanno individuato nella natura la loro area operativa, non puntano tanto al risultato quanto al processo e alla realizzazione di un’esperienza esemplare, rifiutano il museo come luogo dell’opera d’arte.

Non mancano, anche in questo caso, le critiche da una larga parte di società artistica che vi ha visto un insulto a opere antiche e storiche; ma gli impacchettamenti di Christo, assumendo l’aspetto della scultura, diventano un prodotto autonomo, una cosa altra rispetto a quello che sta sotto o dietro. L’artista interviene sulla preesistenza per creare e generare nuova arte che porta solo l’eco formale del passato: sono ancora visibili le quattro arcate, il volume e le superfici di Porta Pinciana, ma non è più la porta antica alla fine di Via Veneto e davanti a Villa Borghese che funzionava da porta di servizio per le ville retrostanti; è una nuova scultura fatta di materiali contemporanei che porta la firma di Christo e della sua compagna Jeanne-Claude, una scultura d’avanguardia che a differenza di quella tradizionale, è in movimento, come un oggetto che prende vita mosso dal vento. Tutto lo spazio in cui si trova la neonata opera  fa parte dell’opera stessa.

Cos’è l’Arte? Per Christo è sicuramente stupire, trasformare, dare una visione diversa del mondo da quella a cui siamo abituati, lo fa con le sue costruzioni gigantesche, impegna mezzi, istituzioni, denaro, energie nel raggiungere il suo obbiettivo. Il risultato è un temporaneo cambiamento destabilizzante del mondo sensibile, è Arte? Probabilmente ma è certo un grande spettacolo.


Laura Muselli