The roaring Tamara


“Io vivo ai margini della società, per quelli come me le regole comuni non valgono.” – Tamara de Lempicka

Women Bathing, 1929, Tamara de Lempicka

Maria Gurwik-Gòrska nasce nel 1898 e nel 1916, dopo il matrimonio con lo scapolo d’oro di Polonia Tadeusz Lempicki, diventerà la donna che tutti conosciamo: Tamara de Lempicka.

Quella di Tamara fu una vita turbolenta: diversi matrimoni, viaggi tra l’Europa e l’America, storie clandestine e serate glamour con alcolici e cocaina. Aveva molti soprannomi e sul suo conto si poteva sentire tutto e il contrario di tutto, in fondo la sua figura è sempre stata avvolta nel mistero a causa delle storie che lei stessa inventava e raccontava. Potremmo definire Tamara una rock star: aveva costruito la sua immagine di donna disinibita, ribelle e fu proprio grazie a questa sua aura che riuscì a guadagnarsi un posto nel mondo dell’arte e il titolo di “Regina dell’Art Decò”.

Ciò che più caratterizza lo stile dell’artista è l’erotismo che traspare fin dagli esordi della carriera nei suoi ritratti: ha rappresentato gli uomini della sua vita, ma anche le donne della sua vita, perché Tamara non ha mai provato vergogna per la sua bisessualità e non ne ha mai fatto mistero.

I nudi della de Lempicka sono una celebrazione delle forme del corpo della donna, della sensualità femminile, come Women Bathing, dipinto nel 1929.

L’opera, infatti, è spudoratamente sensuale: le ragazze rappresentate non sono coperte da nessun velo, le linee dei loro corpi sono morbide e sinuose, una accanto all’altra si incastrano perfettamente come pezzi di un puzzle. Proprio questa vicinanza, questo toccarsi, è il centro dell’opera presa in analisi e anche il centro di un dibattito che negli anni Venti e Trenta si andava sviluppando: il lesbismo. I suoi anni sono anche quelli di Virginia Woolf, Frida Kahlo, Djuna Barnes, Gertrude Stein, tutte artiste dichiaratamente lesbiche o bisessuali e Tamara si è inserita in questo filone con opere che fanno da testimoni alla nascita di una nuova e moderna femminilità. 

La modernità si trova soprattutto nell’emancipazione sessuale, nella rappresentazione di donne fiere del proprio corpo, libere, indipendenti, affascinanti e sexy, esattamente come lo era il periodo storico in cui Tamara dipingeva, quello del jazz, della joie de vivre di una Parigi vivace più che mai, quello dei ruggenti anni Venti. 

Ciò che costituisce la cifra stilistica di Tamara è ben evidente in questo gruppo: grazie all’influenza cubista con poche linee ben definite l’artista è riuscita a creare corpi giunonici che sono oggetto di desiderio carnale. La luce, elemento di cui la de Lempicka fa un uso accurato in tutte le sue opere, in questo dipinto è fondamentale per scolpire i corpi delle donne in maniera ancora più netta, grazie alle forti differenze con le zone d’ombra e all’alternanza di chiari e scuri. La firma di Tamara, però, sono i volti: labbra tinte di rosso, in contrasto con l’incarnato chiaro e occhi grandi, evidenziati da nette arcate sopraccigliari. 

Tutta l’area della tela è destinata a essere riempita dai corpi, che sembrano quasi soffocare: possenti e prepotenti, le figure sono caratterizzate da una costruzione quasi scultorea totalmente volta a delineare la loro tensione. 

Il lavoro della de Lempicka è sintesi della sua personalità: una donna virile, indipendente, autonoma e forte che può riportare sulla tela solamente donne che ricalcano perfettamente queste caratteristiche. 

Flavia Angelini