Goodbye my Ren

Erotismo o pornografia? Con Ren Hang l’osceno diventa poesia.

Peacock, 2016, Ren Hang

Simbolo di resistenza all’oppressione e alla censura del regime comunista cinese, Ren Hang nasce nel 1987 e muore nel febbraio 2017 a soli trent’anni, suicida, vittima della depressione che lo attanagliava.

La fotografia nella vita di Hang è stata un incidente di percorso, l’arte non era prevista nei suoi anni di studi da pubblicitario. I primi scatti sono stati fatti quasi per caso nel 2008 e vedevano ritratto il suo compagno di stanza nudo, nell’intimità della loro quotidianità domestica.

Proprio i corpi nudi sono il fil rouge dei lavori dell’artista e sono stati anche la causa di numerosi problemi con la legge, tra i quali alcuni arresti, servizi fotografici interrotti e mostre annullate.

Cosa c’è di così scandaloso nei corpi ritratti da Ren Hang?

In realtà, poco o niente. I lavori dell’artista non scadono mai nella pornografia, perché ciò che sfugge ai più è la differenza tra questa e l’erotismo; il significato di quest’ultimo, citando l’Enciclopedia Treccani, è: «L’insieme delle manifestazioni affettive e comportamentali dell’istinto sessuale». Ren Hang non ritrae mai con lo scopo di eccitare sessualmente il fruitore della sua opera, ma con lo scopo di liberare e rendere visibili i sentimenti legati alla sfera sessuale, considerata un grande tabù non solo in Cina. La sua è una ricerca sul corpo, sull’identità, sul rapporto con la natura che vede protagonista una gioventù cinese libera.

I giovani che posano sono spesso immersi in un ambiente naturale, alle volte sono accompagnati da elementi vegetali o da animali e trasportano lo spettatore in un’altra dimensione dove tempo e spazio non contano più. La nudità e il rapporto uomo-natura ricordano la condizione primitiva dell’uomo raccontata nel libro della Genesi, quella dell’Eden, quando Adamo ed Eva vivevano nel giardino insieme a tutte le altre creature, quando morte e malattia non esistevano. Nelle fotografie di Hang ci si imbatte di frequente in citazioni e richiami al mito classico, alle leggende e all’arte, come lo scatto che ritrae una fanciulla con un cigno. Il pensiero, in questo caso, corre immediatamente alla storia di Leda, la bellissima regina di Sparta, che venne fecondata da Zeus sotto forma di cigno.

I soggetti di Hang non si trovano sempre a posare in un ambiente naturale, infatti, alcune volte possiamo vederli ritratti per le strade o sui tetti di Pechino, oppure contro un fondo neutro. Quest’ultimo è il caso di “Peacock”, lo scatto più iconico del fotografo, del 2016, in cui troviamo la presenza dell’elemento animale al fianco della modella.

In “Peacock” vediamo una giovanissima ragazza che supponiamo sia nuda perché l’inquadratura non prende totalmente il suo busto, ma si ferma appena sotto le spalle. Il fondo è completamente bianco, lo scatto è ambientato in un non-luogo che sembra decontestualizzare i soggetti ritratti, ma che in realtà lo rende ancora più potente e lo colloca in una dimensione sospesa, dove non esistono tempo e spazio.

La giovane sembra quasi messa in secondo piano dall’effettivo protagonista dello scatto, il pavone in primo piano, che le copre una parte del volto e le fa quasi da maschera. I colori dell’animale, tendenti al blu/verde, creano contrasto con le labbra rosse della modella, che le permettono anche di emergere dal fondo e posizionarsi sullo stesso piano del pavone.

La presenza di questo animale dal corpo colorato e brillante, così diverso dal corpo della ragazza, dà l’idea di essere all’interno di una fiaba che Ren Hang ha raccontato attraverso lo scatto e che noi, osservando l’immagine, sentiamo il desiderio di conoscere.                                                                                                        

Flavia Angelini