E il sesto giorno Barbieri creò Adamo


Mi piace ricercare la seduzione nel soggetto che ritraggo. Ho sempre cercato un concetto seducente nelle mie fotografie perché ritengo che la fotografia debba sedurre e attrarre.

G. P. Barbieri


Gian Paolo Barbieri, Adamo, 2013, Stampa Fine Art a getto d’inchiostro digitale su carta fotografica tradizionale Epson, 101 x 126 cm | © GIANPAOLOBARBIERI | Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri

Artista raffinato, sensibile e dal talento innato, Gian Paolo Barbieri è uno dei fotografi di moda più influenti al mondo. Le sue opere sono esposte in sedi prestigiose in tutto il mondo come il Kunstforum di Vienna, il Victoria and Albert Museum e la National Portrait Gallery a Londra.

Nato a Milano nel 1938, Barbieri si appassiona all’arte da adolescente; attratto dal cinema e dal teatro, negli anni Cinquanta si trasferisce a Roma, dove per sostenersi scatta foto agli aspiranti attori di Cinecittà .

La sua vita prende una svolta inaspettata quando un conoscente del padre, impressionato dai suoi scatti, gli apre le porte dello studio di Tom Kublin, celebre fotografo della rivista Harper’s Bazaar. I due mesi di apprendistato a Parigi segnano l’inizio della sua carriera come fotografo.

Forte degli insegnamenti del maestro, negli anni Sessanta Barbieri decide infatti di rientrare a Milano per aprire uno studio fotografico. Il suo stile naturalmente elegante viene apprezzato da riviste come Vogue, GQ e Vanity Fair; Barbieri inizia allora a scattare campagne per famosi marchi come Versace, Valentino, Armani, Yves Saint Laurent e Vivienne Westwood. 

Negli anni Novanta Barbieri abbandona i set pubblicitari per dedicarsi a una serie di progetti personali. 

Attraverso le opere racchiuse nel volume “Dark memories” l’artista esalta la sensualità sprigionata dal corpo umano: movimenti irruenti, muscoli in tensione, toraci gocciolanti, lingue che si toccano. La  formazione teatrale e la passione cinematografica del fotografo emergono dallo stile essenziale, i potenti chiaroscuri e il taglio innovativo che per anni hanno contraddistinto i suoi reportage di moda. I suoi nudi possenti, in bianco e nero, plasmati da suggestivi passaggi chiaroscurali, forniscono una nuova concezione di erotismo, spinto ma elegante. 

Sacro e profano si intrecciano in Adamo, fotografia scelta per la copertina del libro. Nell’opera voluttà e purezza si scontrano: la bellezza statuaria del corpo nudo, la poderosa muscolatura non hanno nulla a che vedere con il consueto ritegno morale tipico delle rappresentazioni religiose. Il serpente percorre lento e sinuoso la schiena del primo uomo sulla Terra, puntando dritto al frutto proibito. La mela, simbolo del peccato, è posta in concomitanza degli organi sessuali del giovane, come a voler denunciare l’atteggiamento cattolico-repressivo nei confronti della sessualità fortemente radicato nella cultura italiana.

Come per gli altri scatti delle Dark memories, la sensualità del soggetto è modulata dall’armonia e dalla perfezione formale dell’immagine, che il tanto acclamato fotoreporter ottiene grazie a un’attenta progettazione preliminare.

Con la provocazione del corpo (l’omonima mostra nel 2013 è stata vietata ai minori di 18 anni), Gian Paolo Barbieri esplora ciò che tendiamo a nascondere senza malizia e perversione.

Martina Pelusi