She’s your Venus

Cerco il brutto nel bello e il bello nel kitsch.

– D. LaChapelle

David LaChapelle. Rebirth Of Venus. Hawaii 2009, Rebirth Of Venus, 2009 Chromogenic Print, Aluminum; 236,22 x 182,88

Fotografo e regista statunitense, la nascita del genio di David LaChapelle è registrata all’anagrafe l’11 marzo dell’anno domini 1963.

Da sempre sensibile al disegno ed alla pittura, frequenta due scuole d’arte e poi, dopo una parentesi militare, torna a New York dove è Andy Warhol ad offrirgli il suo primo incarico da fotografo per Interview Magazine.

Questa è solo una delle tante riviste con cui LaChapelle si troverà a collaborare, sul suo curriculum si possono trovare anche servizi e copertine per Vogue, Vanity Fair, Rolling Stone e molte altre. Tante riviste includono, automaticamente, tante celebrità: partiamo da una delle sue muse ispiratrici, Courtney Love, passiamo per artisti del livello di Marilyn Manson, Michael Jackson e Leonardo di Caprio, per arrivare anche a personaggi politici come Hillary Clinton. 

Chiave di volta della sua carriera fotografica è sicuramente il 2006, l’anno del suo viaggio in Italia, dove l’artista rimane folgorato sulla via di Roma e, precisamente, all’interno della Cappella Sistina. LaChapelle, infatti, ha sempre incluso Michelangelo nella lista di artisti che hanno influenzato il suo lavoro; inoltre, proprio grazie a questo incontro con il Rinascimento italiano decide di dedicarsi solo ed esclusivamente all’arte iniziando a lavorare per serie  e, in seguito, ispirati direttamente dal Diluvio Universale di Michelangelo, nasceranno i suoi lavori The Deluge, After the Deluge e Awakened

 

La fotografia di David LaChapelle è fatta di poli opposti che si attraggono, di estremismi e di contraddizioni: ha fatto sì che Michael Jackson diventasse un angelo e che Naomi Campbell prendesse il posto di Simonetta Vespucci; ruba l’iconografia classica e la sottomette al suo scopo, quello di sottolineare le ossessioni dell’uomo nell’era contemporanea, l’amore per il superfluo, la costante ricerca di benessere e piacere. 

Immagini di per sé scioccanti, caratterizzate da nudi sfacciati che LaChapelle vuole strappare dal monopolio della pornografia, sono rese ancora più impattanti dai colori forti e brillanti e dall’attenzione maniacale ai particolari. 

L’essere umano, quindi il corpo nudo, non può mai mancare e gli scenari favolosi in cui LaChapelle lo inserisce fanno in modo che l’osservatore si senta avvolto dalla situazione creata e si proietti all’interno dell’opera. 

 

Per rendere bene ciò che l’artista è realmente, sarebbe meglio basarsi su un esempio pratico come Rebirth of Venus, fotografia del 2009.

 

Siamo davanti ad una rinascita di Venere, ad una Venere del XXI secolo che vuole prendere il posto di quella rinascimentale e sostituire i canoni di bellezza di cui era portatrice. 

La Venere di LaChapelle non è interessata a coprirsi, non prova pudore o vergogna e ha i piedi saldamente ancorati per terra; indossa una corona ai limiti del kitsch e vede il suo pube coperto da una conchiglia tenuta in mano da una delle due figure maschili con cui divide la scena, anzi, a cui ruba la scena. 

L’ambientazione in cui questi personaggi sono inseriti è chiaramente più realistica di quella realizzata da Botticelli, ma i colori decisi, i fiori ed i nastri mossi dal vento ci restituiscono un ambiente tremendamente lontano dalla nostra realtà, un ambiente più tipico del mondo dei sogni. 

 

c, infatti i lavori di LaChapelle sono quanto esiste di più lontano dalla vecchia, classica fotografia. Sarà dovuto proprio al colore, marchio di fabbrica, oppure all’ossessione per i particolari anche più stravaganti, o sarà semplicemente la sua sterminata immaginazione a rendere così unici i suoi lavori. 

 

David LaChapelle o si ama o si odia.

Il suo stile è unico.

I suoi prodotti sono irriverenti.

La sua fotografia è denuncia sociale. 

I suoi mondi grotteschi sono il risultato di una contrapposizione, quella tra realtà ed immaginazione.

Flavia Angelini