The slow motion ascension

La salita in paradiso secondo Bill Viola

Bill Viola, Isolde’s Ascension (The Shape of Light in the Space after Death), da Love/Death: the Tristan Project, 2005

Bill Viola nasce a New York nel 1951 e dopo un esordio in campo musicale si dedica alla videoarte, diventando uno dei più apprezzati artisti nel suo ambito. 

Di origine italiana, lavora nel Bel Paese dal 1974 al 1976, precisamente a Firenze, come direttore tecnico di produzione dello studio di videoarte Art/Tapes/22, collaborando con artisti europei ed americani. 

La sua produzione prende ispirazione principalmente dai grandi Maestri del Rinascimento italiano: “Ho capito che i vecchi maestri non erano altro che giovani radicali”, spiega l’artista e l’esempio ci viene fornito da una grande mostra inaugurata a Firenze, a Palazzo Strozzi, nel 2017, intitolata “Rinascimento elettronico”. Qui i visitatori avevano la possibilità di vedere fisicamente a confronto alcune delle video installazioni di Viola con i lavori di artisti come Pontormo, Andrea di Bartolo e Masolino da Panicale.

Nella sua opera Isolde’s Ascension (The Shape of the Light in the Space after Death), realizzato nel 2005 all’interno del progetto Love/Death: the Tristan Project, allestita permanentemente presso la cappella del Castello di Rivoli, come fosse una pala d’altare, Viola fa confluire ispirazioni diverse: partendo da Giovanni Lanfranco e dalla sua Assunzione di Maria Maddalena, passando per l’opera Tristano e Isotta di Richard Wagner e, sicuramente, anche attraverso i dogmi della religione cristiana e di alcune religioni orientali.

Il video parte da una situazione statica, di quiete. Sembra di trovarsi ad osservare un mare blu profondo, turbato solo dalla presenza di un fascio di luce che illumina la scena, altrimenti cupa, dal basso verso l’alto e diagonalmente. La calma, andando avanti nell’osservazione, viene scossa dal movimento del corpo di una donna, che non è un vero e proprio movimento: l’attrice che interpreta Isotta si abbandona al proprio destino, galleggia verso l’alto, ascende ad un Paradiso che noi possiamo solo immaginare perché è escluso dal nostro campo visivo e può farlo perché, ormai morta, è priva della pesantezza delle cose terrene. La donna scompare dalla nostra vista e torniamo alla situazione di quiete iniziale, la scia luminosa che si lascia dietro potrebbe essere interpretata come l’ultimo residuo di divino della resurrezione a cui abbiamo appena assistito, perché, a conti fatti, l’ascensione è il compimento, l’ultimo atto, della resurrezione dell’uomo dopo la morte.

Il confronto con Lanfranco, chiaramente, è dovuto alla situazione: l’ascesa della donna. Le diversità sono ovviamente evidenti, ma vale la pena concentrarsi sul contorno delle due opere: su tela Maria Maddalena viene portata in cielo dagli angeli, sullo schermo a plasma il medium è diverso e Isotta viene trasportata dall’acqua. Questo elemento è molto frequente nella produzione dell’artista ed ogni volta ha la sua funzione: elemento di sospensione o di separazione, forza dinamica, ma ha sempre la grande capacità di creare una dimensione eterea.

Anche con Wagner il paragone si rende abbastanza evidente: nell’opera del compositore tedesco vediamo un amore platonico ostacolato dalle regole della cavalleria, un amore iniziato da uno sguardo, un amore a tratti celestiale e a tratti infernale, finito con la scelta dei due protagonisti di lasciarsi morire credendo e sperando nella felicità ultraterrena. Come Wagner, quindi, Viola rappresenta il compimento di un destino non sulla terra, bensì in un altrove che potrebbe essere o non essere il Paradiso.

A rimandare alla religione sono l’andamento ciclico dell’opera, che seppur con un momento di turbamento nel mezzo, inizia e finisce con la stessa situazione di quiete e, certamente, anche il tema principale dell’opera che non è l’ascensione, che funziona da mezzo, ma il binomio amore/morte.

Viola, con i suoi lavori, è solito indagare temi fondamentali e portanti dell’esistenza e la diade contrapposta amore/morte è uno di questi. Tornando indietro nei secoli quante volte questi due universi si sono trovati a coesistere? Quante volte amore ha significato morte e viceversa? Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca, Tristano e Isotta, o come ha detto proprio l’artista in un’intervista, la nascita di un figlio.

Mettersi davanti a quest’opera, come ad una qualsiasi altra opera di Viola, richiede tempo materiale, richiede pazienza, perché le immagini sono lente a tal punto da risultare fisse alla percezione del nostro sguardo e da sembrare quasi un dipinto.

Viola sceglie di rallentare l’arte in un mondo che va di corsa e decide di farlo con un mezzo veloce per natura come il video. Lo scopo è far rallentare, di conseguenza, il fruitore che sceglie di godere dei suoi lavori, il quale non potrà osservare l’opera rapidamente e passare avanti, ma dovrà attendere che questa faccia il suo corso con i suoi tempi. Vorrà, forse, sottoporci ad un allenamento alla pazienza e al prenderci del tempo per godere della bellezza?

Flavia Angelini