E quella nuvola a cosa assomiglia?

Se vuoi vedere le valli, sali in vetta ad una montagna; se vuoi vedere la vetta di una montagna, sali su una nuvola; se invece aspiri a comprendere la nuvola, chiudi gli occhi e pensa.

Kahlil Gibran

Berndnaut Smilde, Nimbus Powerstation, 2017
Fonte: Ronchini Gallery

Ah, le nuvole…

Chi durante un viaggio in macchina, una passeggiata o in un momento di noia non ha mai alzato gli occhi al cielo per distrarsi con la forma delle nuvole?

Chi, da bambino (ma anche da adulto, non neghiamolo), non ha mai visto una nuvola dalla forma assurda e ha giocato a trovare una somiglianza con qualcosa che esistesse nella realtà?

Chi non ha mai riprodotto, anche se solo per qualche secondo, una nuvola con l’intento di fotografarla e renderla un’opera d’arte? Berndnaut Smilde, artista olandese classe 1978.

“Nimbus” è un’installazione artistica, un happening, un’apparizione mistica che Smilde crea preso dalla curiosità di sapere come sarebbe avere il cielo, o meglio una nuvola, in una stanza.

Come si creano le nuvole? 

Le ricerche dell’artista per creare le nuvole iniziano, come in tutte le favole, tanto tempo fa: i primi esperimenti sono databili al 2010, all’interno di una piccola galleria olandese. 

Imitare Madre Natura non è cosa da poco, ma il nostro eroe non si è mai scoraggiato e, andando avanti con le sue ricerche scientifiche, ha trovato la soluzione combinando arte e scienza grazie all’aerogel, sostanza costituita dal 99.8% di aria; con la giusta combinazione di questo fumo e dell’umidità, Smilde ha finalmente creato le sue nuvole, di cui non è mai stato totalmente padrone. Tutto può essere deciso, l’ambiente in cui operare, l’umidità, ma non la forma delle soffici e leggere nubi che danzeranno nella location prescelta giusto il tempo di una fotografia. Nasce, così, un’opera d’arte con molti precedenti storici, ma senza precedenti per quel che riguarda la realizzazione.

Le nuvole di Smilde hanno vita breve e ci ricordano della transitorietà che caratterizza tutto ciò che ci circonda. Non sono in molti gli amanti dell’arte che hanno avuto la fortuna di vedere l’opera prendere vita, vivere e poi morire, la maggior parte del pubblico vive l’esperienza solo attraverso le fotografie, che ritraggono degli ambienti artificiali completamente vuoti, fatta eccezione per la presenza dell’elemento naturale che ci trasmette le stesse sensazioni che proviamo davanti ad un’opera di Magritte.

Quello della nuvola è stato un soggetto molto fortunato in ogni forma d’arte e in tutte le epoche storiche: Aristofane, nel 423 a.C., ha intitolato alle nuvole una commedia che mirava ad abbattere le nuove filosofie, basate sul raggiungere i propri obiettivi tramite la mera retorica e non tramite la conoscenza. Proprio da questo testo, De André prende ispirazione per le sue nuvole che, invece, parlano della paura che i poteri forti hanno del cambiamento e delle conseguenze che potrebbero liverarsi per loro svantaggiose. Le prime sono simbolo di inconsistenza e le seconde di paura del cambiamento. Anche l’opera di Smilde è un’opera precaria, non duratura, un’opera in divenire che finisce per scomparire e può metterci davanti a tante paure, come quella del futuro e dell’incertezza che lo caratterizza.

Altre nuvole famose sono quelle di Raffaello, che fanno da sfondo a due deliziosi angioletti; tutti abbiamo visto almeno una volta nella vita questa immagine, se non per conoscenza della Madonna Sistina, sicuramente per averle almeno una volta vista su un capo d’abbigliamento firmato Elio Fiorucci. Anche Smilde, come Raffaello ha visto la sua opera diventare nazionalpopolare tramite un canale di diffusione diverso dalla fruizione diretta, le fotografie.

Un altro artista imprescindibile quando si parla di fenomeni metereologici (in senso lato, chiaramente) è Charles Pétillon, che con le sue nuvole site-specific fatte di palloncini bianchi che, per loro natura, non riescono a stare fermi, ci rimanda inevitabilmente anche alle nuvole dalle quali siamo partiti, leggere, quasi fiabesche, ma non progettate per rimanere ferme, sempre uguali.

Tornando con la testa tra le nuvole di Smilde, è possibile vedere le fotografie dei lavori e la lista delle esposizioni di Nimbus, dalla prima avvenuta nel 2012 a quella che ci sarà nel 2021, sul sito della Ronchini Gallery, galleria dalla quale l’artista è rappresentato.

Nimbus è transitoria, passeggera, destinata a scomparire fisicamente, ma le sensazioni che lascia nei fortunati che assistono alla sua creazione, al contrario, si radicano; perché, chi l’avrebbe mai detto che avremmo potuto davvero vedere quel cielo in una stanza di cui parlava Gino Paoli?

Flavia Angelini